Diversificazione per piccoli risparmiatori

Diversificazione per piccoli risparmiatori

Come diversificare davvero se sei un piccolo risparmiatore?

La diversificazione viene spesso associata ai grandi patrimoni. Oggi, invece, anche con somme contenute è possibile distribuire il proprio denaro tra molti investimenti.

Il punto è capire che cosa stiamo diversificando.

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Avere tanti prodotti diversi non garantisce infatti di avere rischi diversi.

Dieci strumenti possono essere un solo paniere

Immaginiamo di avere dieci investimenti legati alle grandi aziende tecnologiche americane.

I prodotti sono dieci ma gran parte del rischio rimane concentrata sullo stesso mercato, sullo stesso settore e spesso sulle stesse società.

Lo stesso problema può presentarsi con fondi ed ETF apparentemente diversi che, guardando al loro interno, possiedono molti titoli in comune.

La diversificazione si misura nelle esposizioni, non nel numero di prodotti.

Un solo prodotto può contenere migliaia di investimenti

Fondi ed ETF permettono anche a chi dispone di somme ridotte di acquistare indirettamente molti titoli contemporaneamente.

Un ETF può seguire un indice globale molto ampio oppure concentrarsi su un singolo settore, Paese o gruppo ristretto di aziende.

La sigla dello strumento dice quindi poco sulla sua diversificazione. Bisogna capire che cosa contiene.

Diversificare anche tra rischi diversi

Azioni, obbligazioni e liquidità hanno caratteristiche differenti.

Le azioni dipendono dall'andamento delle imprese e possono subire forti oscillazioni.

Le obbligazioni espongono al rischio dell'emittente, all'andamento dei tassi e alla durata dell'investimento.

La liquidità garantisce disponibilità, mentre resta esposta nel tempo alla perdita di potere d'acquisto provocata dall'inflazione.

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Diversificare serve proprio a evitare che tutto il patrimonio dipenda dallo stesso tipo di rischio.

Costi e tasse contano

Con piccoli capitali anche pochi euro di commissione possono pesare parecchio.

Bisogna considerare, ad esempio:

  • costi di acquisto e vendita,
  • spese di gestione,
  • eventuali costi della piattaforma
  • differenze tra prezzo di acquisto e vendita
  • fisco

Si, anche il fisco modifica il risultato finale. In Italia molte rendite finanziarie sono tassate al 26%, mentre i titoli di Stato italiani e alcuni titoli pubblici esteri beneficiano dell'aliquota del 12,5%. Esistono poi regimi particolari, come i PIR, con vantaggi fiscali legati al rispetto di specifiche condizioni. Un trattamento fiscale favorevole, però, non rende automaticamente un investimento più diversificato o meno rischioso, è semplicemente un altro parametro da tenere a mente.

Anche il tempo fa parte della scelta

La stessa oscillazione assume un significato completamente diverso se quei soldi potrebbero servire tra sei mesi oppure tra molti anni.

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Rischio e orizzonte temporale devono essere letti insieme.

Più una necessità è vicina, maggiore importanza assumono disponibilità e stabilità.

Su periodi più lunghi aumenta invece il tempo disponibile per affrontare eventuali oscillazioni, senza avere comunque certezze sul risultato finale.

Cinque domande per capire un portafoglio

Prima ancora di chiedersi quale prodotto scegliere, può essere utile guardare quello che già abbiamo e domandarsi:

  • Dove sono realmente investiti i miei soldi?
  • Quanti prodotti possiedono in realtà le stesse cose al loro interno?
  • Da quali mercati, settori o emittenti dipendo maggiormente?
  • Quanto pago tra costi e fiscalità?
  • Quando potrebbero servirmi quei soldi?

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Non siamo e non saremo mai consulenti finanziari quindi non consigliamo alcun tipo di investimento. Se vuoi scriverci per capire, imparare, avere delucidazioni dal punto di vista formativo allora attendiamo di leggerti alla mail galileo@budfix.it

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